Callas Forever

 

 

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Fanny Ardant è Maria Callas. La grande attrice parla di come sia stata pressoché totale l’immedesimazione con la protagonista della pellicola di Zeffirelli e come il regista l’abbia fortemente influenzata con il suo grande amore per la cantante italiana.

 

 

Per entrare nel personaggio di Maria Callas è come se Fanny Ardant, avesse fatto quello che nel linguaggio del circo si dice il triplo salto mortale.

 

Io mi sono tuffata, ha ragione. Ai giornalisti che mi chiedevano se avevo paura rispondevo: «Paura di che?» con l'incoscienza dettata dal grande desiderio, quando dici: «Mi hanno dato questa parte, adoro questa donna, darò il meglio di me; avrei potuto volare»

 

 

È riuscita a volare talmente bene che si è immedesimata totalmente nella Callas.

 

Sono stata anche influenzata dal grande amore di Franco Zeffirelli per la cantante, che mi ha fatta sentire protetta per potere andare dove non sapevo prima, perché non era costruito, solamente con l'istinto, sapendo che lui mi avrebbe fermata se non andava bene.

 

 

Cosa ha capito di Maria Callas?

 

La grande passione per la cosa che lei aveva intrapreso, il sogno della ragazza che voleva avere la voce più bella del mondo… Tutto nutre quell'artista, anche il malore della donna; lei non ha sprecato la sua vita, l'ha offerta… Anche se non sapevo molte cose della sua vita, la cosa che ho indovinato è stata la sua ricerca dell'assoluto.

 

 

Quanto è stato doloroso interpretare un'artista e la sua fine?

 

Mi ricordo le scene in cui lei è sola e riascolta i suoi vecchi dischi…
Tutti forse dentro di noi abbiamo questo "velo" che passa e dice «forse ancora un'ultima volta» … Nel film è interessante anche questa scommessa: quando, sembra che vi siano le sirene che chiamano ed è difficilissimo, per un'attrice come per una cantante, resistere alla forza del palco, perché è come una malattia, una bella malattia, e lei si lascia andare per un momento, per poi riprendersi.


Ecco, lei non lascia passare quel momento in cui non sarebbe stata completamente onesta con se stessa. A me è piaciuto molto, perché penso sia il fine della vita a dare il senso a tutta un'esistenza. Vi è un momento strano in cui ci si potrebbe facilmente rassegnare a vendersi, e non è legato all'età, potrebbe essere la stessa cosa a settantacinque anni. Per questo bisogna essere sempre vigilanti.


La purezza non è solo una prerogativa della gioventù, ma è la colonna vertebrale di tutta una vita.

 

 

Se lei avesse potuto rubare qualcosa al carattere di Maria Callas, che cosa avrebbe voluto avere per sé?

 

La forza per resistere agli altri, l'istinto per sapere che cosa non è bene, il coraggio... e la forza per non farsi sopraffare dalla propria timidezza. Questo forse me lo ha dato.

 

 

Lei si è documentata molto sulla vita della Callas?

 

No, solo il copione e una o due frasi su di lei dette da Franco (Zeffirelli) più qualche fotografia, rubata per strada o prima di un concerto… In questo modo mi sono fatta un'idea su di lei, piuttosto che leggendo libri che raccontano il punto di vista di qualcun altro.


È per questo che ho amato quel copione, perché era una finzione.

 

 

Lei ha interpretato la Callas in modo meraviglioso, qual è l'espressione che ha amato di più in lei?

 

Quando lei ascolta e si può intuire attraverso il viso tutto il suo mondo interiore.

 

 

A venticinque anni della scomparsa di Maria Callas, come la definirebbe?

 

Un artista pura, assoluta.

 

 

 

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