Cinemainvisibile.it

       Aprile, 2004

 

 

 

 

Intervista a Mario Martone, a Michele Placido, a Fanny Ardant e a Giovanna Giuliani

 

 

di Grazia Monteleone

 

 

 

Il film è liberamente ispirato al romanzo. I riferimenti politici sono molto sfumati. Come avete lavorato?


Mario Martone: Il libro di Goffredo Parise "L'odore del sangue", scritto negli anni '70, è stato pubblicato dopo la sua morte nel 1997 e quando apparve sprigionò l'arte di un poeta contemporaneo. Parise scrive che per lui il libro fu una sorta di terapia ed anche per me fu lo stesso. Non ho preso spunto dal libro, ma ho cercato di attuare dei cambiamenti. Ogni cambiamento è stato il frutto di un rapporto. Fa da sfondo alla vicenda la Roma degli anni '70 ed abbiamo cercato di interiorizzare quel clima. Parise ha osservato la violenza umana che è dentro l'uomo.

 


Ardant e Placido cosa vi ha affascinato di tale storia?


Fanny Ardant: A me colpì l'amore di Silvia. Lei è oggetto dello scandalo, precipita le cose e questo suo itinerario mi ha colpita molto.


Michele Placido: Non ho voluto leggere il libro. M'interessava solo essere diretto da Mario. La sua sceneggiatura mi piaceva e ho cercato di lavorare con il mio metodo: poche informazioni e cercare di dare molta emotività.

 


Quando si parla di passione, sessualità c'è dubbio su ciò che viene narrato nel film. Nella prima parte il dialogo è più preciso, più esplicito, nella seconda parte all'opposto ci sono troppe ellissi.

 
Mario Martone: Nel libro la parola è l'elemento più forte. Parise con parole semplici diceva cose oscure. Le parole usate sono concrete e reali. I personaggi parlano in maniera diretta, cercando di non nascondere ed invece nascondono. Si entra in un labirinto. Ognuno di noi sa cosa viene detto. Parise rende chiaro e limpido ciò che è oscuro. Le immagini del film sono chiare e cercano di mostrare ciò che accade.


Fanny Ardant: Parise è cresciuto in un'altra epoca ed è diverso il suo atteggiamento verso l'ossessione d'amore.


Michele Placido: Ci facciamo più male oggi, rispetto agli anni '70. Le nostre storie sono più confuse. Cecov diceva "Poveri uomini". Oggigiorno tutto è peggiorato.


Mario Martone: Carlo è il colpevole. Parise nel suo libro lo dice, nel film allo spettatore lo si fa intendere. Con Fanny abbiamo detto che il film è una sorta di tragedia greca. C'è il destino che piomba: il destino del ragazzo che non si vede. Nel romanzo costui è il destino che piomba sulla vita di Silvia. Nel libro Paloma è l'oggetto di desiderio, di purezza di Carlo di vivere in campagna. Non vi è solamente senso di colpa nel film.


Fanny Ardant: Tutti i personaggi vanno verso la loro distruzione. La donna si sente abbandonata dalla vita. Il film è tragico, non c'è nessun colpevole.

 


Lei (Ardant) aveva letto il libro e poi la sceneggiatura?


Fanny Ardant: Avevo letto il libro e ho provato una forte impressione.

 


Le piacciono i personaggi di mogli contorte, che hanno bisogno di passionalità?


Fanny Ardant: Vero mi piacciono. Amo le cose contraddittorie. Non mi piace la trasparenza. Silvia è il contrario di Nathalie, che nel film di Anne Fontaine è la moglie di un Depardieu infedele ed assolda la prostituta Emmanuelle Béart per sedurre il marito e farsi raccontare quei desideri dell'uomo che lei non conosce più. Nathalie ascolta, al contrario di Silvia che parla.

 


La scelta di Placido è stata accurata?


Mario Martone: Il protagonista maschile da cercare non era facile, poi ho visto Placido al Festival di Francia, mentre presentava il suo film e l'ho scelto. Cerco di lavorare con gli attori, cercando di creare un campo di azione. Dico poco. Solo quando l'attore fa qualcosa che ti sbalordisce, significa che il lavoro svolto è andato bene.


Giovanna Giuliani: Mario ha avuto una forte presenza. Era attratto dall'ineffabilità. Per il mio personaggio cercavamo la selvaticità di Paloma, diverso da quello della 'fascistella'. Questo personaggio un po' silvestre non può essere inquadrato in nessuna epoca. Doveva essere una specie di elfo. Martone dà libertà di creare ed interpretare personaggi.

 


Ci sono simbolismi nel film? Silvia è la donna fatale, Lù la ragazzina.


Mario Martone: Non ci sono simbolismi. Lù rappresenta la purezza e lui sprofonda nel rapporto con Silvia. Ci sono corpi che vivono la vicenda attirati dalle loro caratteristiche. Carlo è uno degli ultimi personaggi tragici della letteratura.

 


Parise aveva rapporti contorti con se stesso. Come ha tradotto il suo rapporto di sesso sullo schermo?


Mario Martone: Non solo Parise, ma anch'io. Nel film non vediamo cosa succede a Silvia, ma cerco di dare spazio all'immaginazione. C'è un rapporto tra dimensione ed oscurità. Parise crea il mistero di non dire, così come io con le immagini.


Fanny Ardant: Il bello del film è lasciarsi andare con la parola e la menzogna. Silvia parla per provocare, per non dire la verità.


 

 

 

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