L'espresso

        Marzo 18, 2004

 

 

 

Ardente Ardant

 

 

Protagonista di L'odore del sangue, con la regia di Martone, l'attrice confida a "L'espresso" i segreti intimi

 

colloquio con Fanny Ardant di Giacomo Leso

 

 

 

A farla nascere, al cinema, sono stati François Truffaut e Alain Resnais ("La vita è un romanzo", "L'Amour à mort", "Melo"), François Truffaut è diventato il suo pigmalione, amante e compagno, Assieme hanno avuto una figlia, Joséphine. Lei lo ha accompagnato fino ai titoli di coda della sua vita e lui l'accompagna ancora: l'ha fatta diventare, per sempre, la sua "signora della porta accanto". Fanny Marguerite Judith Ardant attraversa gli anni Ottanta come diva da tragedia. Li incide del suo fisico atipico e della sua voce inconfondibile. Nel 1996 è consacranta migliore attrice per un film ("Di giorno e notte" di Gabriel Aghion) che ha un solo merito: quello di metterla in luce in un rulolo comico. Arrivano diversi ruoli meno drammatici. Nel 2002, è una delle "8 donne" di François Ozon, uno dei film francesi più venduti e visti al mondo negli ultimi anni.

 

A due passi dalla Tour Eiffel, negli uffici di Art Media, camicin bianca scollata, un filo di trucco e rossetto, occhi frizzanti, sul collo il segno non celato di un bacio, Fanny Ardant, 55 anni, in questa intervista esclusiva a "L'espresso", scopre di essere meno timida quando parla in italiano, maltratta gli uomini che vorrebbero cambiare una donna vecchia per una nuova e dice di credere all'amore eterno o meglio di essere un'eterna in namorata infedele.

 

 

 

Il 2 aprile esce "L'odore del sangue" si Mario Martone in cui lei ha il ruolo do donna infedele. È cosi anche nella sua vita?

 

"Si. Non ho mai dato importanza alla feldetà. E non ho mai capito perché all'infedeltà siano legati tanti drammi. La fedeltà non merita ammirazione e l'infedeltà non giustifica lo scandalo."

 

 

Quindi Fanny Ardant è infedele...

 

"Profondamente infedele"

 

 

E non crede all'amore eterno?

 

"Si che ci credo. Sono infedele, ma credo all'amore eterno. E non c'è contraddizione."

 

 

Il film è tratto dal romanzo postumo di Goffredo Parise dallo stesso titolo. Parla del disordine umano.

 

"Il disordine è la mia natura. Ho sempre fatto l'apologia del disordine. Dall'ordine nascono forse la bellezza, la simmetria, l'armonia: ma dal disordine nasce la vita. Ciascuno poi trova il suo equilibrio dove vuole e dove può, Il disordine è un grande oceano di correnti da cui non si può uscire. Ogni volta che mi hanno proposto l'ordine mi sono annoiata."

 

 

Il disordine è dunque all'origine di questo film?

 

"Questo film nasce da due desideri incredibili, segreti e clandestini. Uno mio e uno di Martone. Il titolo duro e la foto di un uomo sulla copertina del libro di Parise hanno attirato la mia attenzione. L'ho preso in mano, l'ho comprato, l'ho letto d'un fiato e mi ha turbata per la sua crudezza e la sua forza. È scritto con lo stomaco, con le trippe. Questo libro è finito in un cassetto per anni. Forse non doveva nemmeno essere pubblicato. Uno scrittore, prima del contenuto fa passare lo stile. E questo  livello stilistico non è il suo miglior libro. Quando Martone ha adattato 'L'odore del sangue" ha pensato a me. A volte la vita ha più immaginazione di noi."

 

 

I temi sono oscuri: tradimenti e morte in una Roma borghese e fascista.

 

"Sono diverse storie d'amore. Il marito, la moglie, l'amante di lui, quello di lei. E poi la morte. Ma tutta la storia è vista dal prisma della donna. Appena ho letto la sceneggiatura ho avuto voglia di mostrare la traiettoria di questa donna che va verso la vecchiaia, ma che piuttosto di accettaria e rassegnarsi preferisce morire. Come un boxer che pur di non perdere il suo titolo preferisce andare fino alla fine del match anche se sa che sarà l'ultimo."

 

 

Anche lei pensa che sia impossibile invecchiare?

 

"Che cosa si dovrebbe fare? La vecchiaia è come l'odolescenza, un passaggio obbligato. Ma ogni donna, a quell'età, si chiede che cosa farà. Si dice: mi accetto come sono, oppure mi abbandono alla chirurgia estetica per scusarmi d'esistere?"

 

 

Il marito invece sta con una ragazzina nella campagna Toscana...

 

"Questo film è una constatazione di abbandono. Il mandante di quel che succederà a Silvia, è lui, il marito. Fate pure, abbandonate le donne quando diventano vecchie. Certo, è meglio avete una bella ragazza a fianco. Questo è un abbandono tipico, accettato, repertoriato, istituzionalizzato."

 

 

E lei si sente abbandonata?

 

"Non abbandonata, sola. Ma è per colpa mia. Sono egoista. L'abbandono è come la vecchiaia. Ci sono due possibilità: la rassegnazione o il diventare oggetto di scandalo. Come al casinò quando a un certo punto "les jeux sont fait" e cosa ne faccio di questo gioco? Brucio il tappeto o mi alzo e arrivederei? È questo che amo in Silvia, la protagonista de film. Che prende e spacca tutto. Ha avuto altri amanti, ma sceglie it giovane fascista, fisico, sessuale, sportivo. E rivolta al marito dice: "La casa era cosi vuota senza te." Ma lui non pensa che a se stesso. In fondo la vita sta tutta in una frase: essere ragionevoli oppure no."

 

 

E Silvia non lo è...

 

"Altrimenti come giustificare che possa essere attirata sessualmente in modo vertiginoso da qualcuno che trova ripugnante? Lei è un'intellettuale di sinistra, suo marito è uno scrittore, l'altro è un fascistello. La passione è nutrita dall'aberrazione che prova per lui. Quando scopre il suo culto della forza e della virilità, sa che è vano e assurdo. Lei ama le belle arti, è tollerante, umanista. Ma una passione fatale non necessita di alcuna affinità elettiva."

 

 

E oltre il sesso?

 

"Oltre il sesso non c'è nulla. Fra l'altro quest'uomo non si vede mai se non attraverso il prisma della donna. Non conta. Quel che conta è la passione di Silvia. L'uomo è quasi una creazione immaginaria."

 

 

Non mi dica che pensa la stessa cosa...

 

"Me lo chiede solo perché ho detto che gli uomini sono accessori intercambiabili "

 

 

No, per sapere quale tipo di uomo le place? Piuttosto un giovanotto...

 

"Oh no, no..."

 

 

Preferisce un uomo maturo alla Gérard Depardieu?

 

"Si, preferisco! Non potrei essere attirata da un giovane per il quale sarci solo oggetto di derisione..."

 

 

Vada quindi per Depardieu?

 

"È un mio grande amico, ma non mi faccia smentire le favole pubblicate da 'Paris Match'."

 

 

Per molti uomini. giovani o meno, lei è un segno erotico.

 

"No. Sono i miei film il sogno. Sono le storie. E l'incontro con l'attore, ma anche con lo scrittore o il compositore è sempre deludente. Al cinema si vede quello che facciamo, non quello che siamo. Nella vita di tutti i giorni magari siamo rompiscatole, puntigliosi, pazzi o di cattivo umore. Non c'è nessuma verità sulle attrici."

 

 

Ce ne dica una.

 

"Sono un'ipocrita".

 

 

Ma come? Egoista, ipocrita, non si ama molto oggi...

 

"Un'intervista è un esercizio e l'incontro sociale è fatto per essere leggero. Altrimenti le domande le faccio io..."

 

 

Non ci sarebbe alcun interesse per il lettore. Dica invece non la disturba recitare nuda?

 

"No, la parte esposta di me era la mia parte morale. È un film in cui i corpi si denudano e le parole si vestono. Il verbo è la relazione fra il marito e la moglie. Al sesso si alterna la parola. Non c'è nulla di impudico in un rapporto coniugale. È un film di una grande crudezza, ma mai osceno."

 

 

La place correre del rischi al cinema...

 

"Ma quali rischi? Non è mica Hiroshima. Il rischia è molto più grande in teatro. A ogni film mi chiedono se non temo di perdere la mia personalità. Farei di tutto perderla. E tutti aspettano il film che ti distruggerà. Certo alcuni film ti pugnaloano e, anche se non me lo chiede, le dirò che anche "L'odore del sangue" è un colpo di coltello, ma un film non ti uccide mai. Si è feriti, ma ci si rialza. In teatro invece c'è meno margine d'errore. Per mesi fai le prove e ti accorgi, sempre troppo tardi, che ti stai perdendo in una foresta che non è tua. E poi ogni sera pugnalate. Le ferite sono mortali. Sono sopravvissuta per poco. Prima di tornare in teatro. Ma il teatro è come la malaria: prima o poi ritorna. E ti trovi a pregare gli dei dell'Olimpo che la febbre venga per una malattia che ne valga la pena."

 

 

Com'è andata sul set?

 

"Martone è molto intelligente. E l'intelligenza è un mondo in cui tutto è possibile. Nell'intelligenza c'è la possibilità dell'errore e dell'eccesso, della discussione e del litigio. È un luogo in cui un'attrice si sente protetta."

 

 

E suo marito Carlo, alias Michele Placido?

 

"Placido è l'altra faccia di Martone. Mario è oscuro quanto Michele è solare. Li immaginavo tutti e due come due lati della personalità del marito di Silvia."

 

 

Per "Callas Forever" di Zeffrelli ha girato in inglese, per la prima volta Martone l'ha convinta a girare in italiano.

 

"Non c'è voluto molto. Mi piace molto l'italiano. Ogni tanto mi sbaglio e faccio ridere tutti. Al posto di "locale notturno" dico "scatola di notte" perché in francese si dice "boîte de nuit"... Ma l'importante è spiegarsi. E poi, quando parlo in italiano sono meno timida." ■

 

 

 

 

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