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In questa pagina sono riportati brevi interventi da parte delle mediatrici su temi specifici:
Il periodo dell'adolescenza per la donna nei paesi del Maghreb, in Nigeria, in Albania.
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Aisha Fahem, Algeria
Le aspettative della donna maghrebina nell'età della post-adolescenza:
le relazioni con gli uomini, la famiglia d'origine, la società
Non è facile parlare della donna algerina in generale, è necessario riferirsi alla storia. Durante la fase della grande guerra contro il colonialismo francese, la donna ha sofferto, combattuto come l'uomo per la libertà, infine trionfato, e quando ha iniziato ha godere della sua indipendenza, della libertà, della possibilità di accedere all'istruzione, di lavorare, e partecipare alla vita politica e pubblica, è arrivata la fase dell'integralismo.
Questo non è stato una fase solo negativa per la donna algerina che, anzi, ha imparato ad essere matura prima del tempo, più forte, e combattere per i suoi diritti contro la discriminazione e la violenza. La strada verso la libertà è lunga e non facile.
La scuola per la donna del Maghreb
Il discorso varia in modo significativo da società a società e, soprattutto, nel tempo.
Le ragazze si sono rese conto che l'istruzione rappresenta la sola possibilità per controllare la propria vita; gli studi sono pertanto diventati una grande preoccupazione per ciascuna di loro.
Le donne del Maghreb sanno che, se in possesso di un certo livello d'istruzione, riescono più facilmente a diventare autosufficienti, ad entrare nel mondo del lavoro indipendentemente da regione, cultura o livello di sviluppo.
Colei che non riesce a raggiungere un certo grado d'istruzione deve accettare il matrimonio combinato dei genitori: le ragazze sono considerate un peso per la famiglia o, peggio, un investimento a vuoto, e si cerca di farle sposare prima possibile. Da ciò, in particolare le famiglie povere, possono trarre un guadagno economico.
Se la ragazza non è più molto giovane si troverà a casa di un marito che ha già altre mogli (la poligamia esiste ancora nel Maghreb). Per i genitori infatti è meglio un uomo sposato che le critiche della gente, e la parola "zitella" è motivo di grande vergogna.
Anche i genitori si sono resi conto del fatto che la donna con livelli di istruzione più alti può ambire a uomini più istruiti o che provengano da famiglie più benestanti. Con lo sviluppo e il costo della vita sempre più caro, anche i giovani d'oggi preferiscono sposare una donna che lavora e che li aiuti a mantenere la famiglia.
Donne del Maghreb, usanze e culture
Fare la casalinga, diventare medico, giornalista o insegnante, non impedisce alla donna di tener fede alla tradizione come, per esempio, amministrare la casa ed educare i figli. A partire dall'età dell'adolescenza la ragazza viene educata e preparata a svolgere l'attività domestica, prima a casa sua e quindi del marito.
Oggi la donna, a maggior ragione se istruita, può ribellarsi al matrimonio combinato e scegliere lei stessa il marito, ma non cambiarlo. Ci sono situazioni, infatti, dove la donna non ha ancora il diritto di decidere, come per esempio sul numero dei figli, sull'intervallo tra gravidanze, sulla decisione di avere o non avere figli, ed altro ancora.
Tante volte non è neppure il marito a decidere, ma i genitori di lui e molte giovani coppie subiscono spesso pressioni perchè procreino immediatamente dopo le nozze.
I desideri dei genitori sono ancora imposti e rispettati nei paesi arabi in generale.
La religione e la donna del Maghreb
Abbandonare la pratica dannosa delle mutilazioni genitali femminili non vuole dire abbandonare religione o cultura. Purtroppo, però, esistono ancora genitori che credono a queste tradizioni e le attribuiscono alla religione musulmana.
Non ho parlato delle mutilazioni genitali femminili per giudicare le donne che continuano a praticarla, ma per ribadire che esiste una grande differenza tra tradizioni e religione. Come questa, tante altre usanze attribuite erroneamente alla religione musulmana impediscono alle ragazze di essere libere nella loro scelta di vita.
Esistono brani del Corano in cui si afferma che la donna dispone del diritto di scegliere il suo sposo così come l'uomo la sposa, senza alcuna discriminazione.
Non e facile parlare di religione, ed il discorso è molto lungo e delicato. Certo è che l'Islam ha fatto uscire la donna dalla schiavitù, concedendole diritti che gli uomini musulmani spesso non condividono.
Ogadinma Uche-chi Ohaeri, Nigeria
Le aspettative della donna nigeriana nell'età della post-adolescenza:
le relazioni con gli uomini, la famiglia d'origine, la società
Per capire nel modo migliore quali siano le aspettative delle donne nella fase post-adolescenziale in Nigeria, occorre innanzitutto sottolinare la presenza di tre principali gruppi etnici. Tre sono le religioni principali in Nigeria: cristiana, musulmana ed animista, legata alla tradizione africana e che spesso influenza le prime due.
Le aspettative di vita delle donne dipendono molto dall'educazione ricevuta in famiglia alla quale, per tradizione, la cultura è molto legata.
Le donne Igbo, ad esempio, hanno come aspettativa proseguire gli studi, se possibile sino all'Università. La possibilità di studiare è infatti la cosa più importante, più per un desiderio di cultura che non per ottenere un lavoro redditizio dal punto di vista economico. Non è la famiglia a porre l'obbligo di studiare, come può accadere in Italia, ma sono loro stesse a desiderarlo e volerlo.
Un'altra aspettativa è quella di abbandonare la campagna per trasferirsi in città in cerca di lavoro. Altro desiderio riguarda il matrimonio ed i figli, non al primo posto per le giovani donne Igbo, ma alla fine l'unica occupazione per chi tra loro non ha la possibilità di studiare o trasferirsi all'estero in cerca di lavoro o soldi facili.
Le donne Hausa sono invece piuttosto diverse. Fin da piccole molte di loro vengono consegnate dalle famiglie al futuro marito e si abituano presto ad avere come unica aspettativa quella di creare una famiglia. Spesso il marito, più anziano, si occupa personalmente di insegnare alla donna la cultura musulmana secondo cui la famiglia ed i figli vengono prima di ogni altra cosa. La possibilità di andare a scuola dipende comunque sempre dalla condizione economica della famiglia.
Le donne Yoruba sono per metà cristiane e metà musulmane, ed hanno come aspettativa tanto lo studio quanto il formare una famiglia numerosa. Molte di loro sono attratte dal commercio e tentano di avviare qualche attività, aprire un negozio, o lavorare nei mercati della città.
Negli ultimi anni tutte le donne che vivono nei villaggi tentano di migrare verso città più grandi, come Lagos, mentre coloro che già vi vivono nutrono il sogno di andare all'estero e guadagnare molti soldi, non importa grazie a quale lavoro e con che grado di istruzione.
Loretta, Albania
Le aspettative della donna albanese nell'età della post-adolescenza:
le relazioni con gli uomini, la famiglia d'origine, la società
L'Albania attraversa oggi un periodo di transizione. Nel 1988 si è trovata, ad un tratto, di fronte alle sfide della società libera, dell'economia di mercato e della proprietà privata. I residui della vecchia società, la "standardizzazione" dell'uomo nella formazione scolastica, nella relazione con gli altri, nel lavoro e l'impossibilità di esprimere i suoi pensieri, continuano tuttavia a frenare e a disequilibrare lo sviluppo della popolazione.
In questo periodo si sono verificati i fenomeni più vari: dalla superstizione ed il rispetto fanatico verso la religione (proibita da tanti anni), fino ad una esagerato desiderio di vedere il mondo fuori dai propri confini ed imitarlo. Tutto ciò è bene finché si ha un adeguamento del modello di organizzazione statale e giuridica democratica dei paesi occidentali. Esistono tuttavia effetti collaterali "negativi". E' così, per esempio, che la donna delle classi economicamente e culturalmente più deboli si è trovata presto nel racket della prostituzione. Questo fenomeno, che colpisce la minoranza delle ragazze che vivono in campagna, è diventato un vero problema sociale, etico e giuridico, non tanto in Albania, quanto nei paesi con un alta percentuale di immigrati albanesi come l'Italia, il Belgio e la Grecia.
Durante il socialismo la femminilità veniva vista con occhio critico, così come i legami affettivi non ufficializzati. Dal passato la donna ha ereditato una certa incapacità di gestire la propria vita in modo autonomo e quasi sempre chiede il permesso alla sua famiglia e al suo partner.
Le donne intellettuali tendono a creare legami duraturi, leggono molto, seguono i media, si occupano poco di sport e di politica.
La libertà data dal lavoro, il desiderio di migliorare il proprio livello economico e la propria qualità di vita hanno portato le donne a dare il meglio di sé. Molte di loro trovano un lavoro definitivo più in fretta degli uomini. Il lavoro, come processo che conduce all'indipendenza, ha fatto sì che la donna in età post-adolescenziale si curasse molto, forse troppo, del suo aspetto fisico, del trucco, del modo di vestire.
Nella grande maggioranza la conoscenza con l'uomo è diretta, piuttosto superficiale e subito orientata al matrimonio. Nel decidere il fidanzamento hanno un ruolo importante i genitori. Nella capitale, Tirana, sono pochi i casi di convivenza. Solo una minoranza di ragazze riesce a fare una vita del tutto indipendente.
Il 50% della popolazione albanese vive in campagna dove la donna, dopo la maturità, tende a creare famiglia molto giovane e quasi sempre dipende economicamente dal marito.
La donna gioca un ruolo fondamentale nella famiglia ed in genere continua la tradizione della maternità: sono tante le giovani che nel primo anno del matrimonio hanno già il primo figlio anche senza possedere un lavoro fisso.
Un fenomeno degli ultimi anni, diffuso in tutta l'Albania, è il crescere del numero dei divorzi. Le motivazioni sono spesso di tipo economico, dovute a tentativi di sottomissione da parte del marito, o ancora legate ad incompatibilità di carattere.
Da qualche anno nelle scuole si comincia a trattare il tema dell'educazione sessuale, prima vero e proprio tabù. Per ciò che riguarda la prevenzione, tante donne lo interpretano come prevenzione da gravidanze non desiderate, mentre non esiste ancora la cultura della prevenzione dalle malattie, in particolare quelle sessualmente trasmissibili. Ciò deriva principalmente dalla scarsa informazione data nelle scuole, in famiglia e dai mass media. Il sesso è visto come parte della vita coniugale e si considera superficiale parlare di MTS. Esiste una grande carenza in questo ambito, ed tanta è ancora la vergogna nel parlarne.
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