Il progetto di Educazione alla Salute
Le differenze linguistiche, culturali e religiose rendono l'incontro con il paziente immigrato sempre molto difficoltoso.
I problemi maggiori sono centrati, soprattutto, sulle difficoltà di comunicazione e scambio tra medico e paziente che rendono insoddisfacente la relazione terapeutica.
La concezione di salute di tipo medico-tecnicistica prevalente nel nostro paese, non favorisce sicuramente l'incontro con persone che provengono da altre società e culture.
In una situazione di acculturazione in piena trasformazione aumenta la richiesta di nuove risposte, basate sulla conoscenza delle tradizioni culturali degli immigrati, sulla loro storia personale e sulle loro condizioni socio-sanitarie.
La realtà osservabile in ambulatorio, oltre ad evidenziare diversità culturali tra le varie etnie, ha rivelato comportamenti differenti anche all'interno di uno stesso gruppo, sia per ciò che concerne l'informazione su infezioni HIV/MST che per i comportamenti a rischio.
Tutto ciò richiede l'approfondimento delle conoscenze di base degli operatori, finalizzate ad interventi di educazione sanitaria al paziente ed al gruppo.
Tra i modelli proposti dalla letteratura è stato scelto quello per la riduzione del rischio in pazienti AIDS (ARRM - AIDS Risk Reduction Model) che approfondisce l'aspetto cognitivo/comportamentale.
Tale modello prevede una iniziale ed attenta valutazione delle conoscenze di base del paziente e dei fattori psico-sociali che possono interferire nella modifica del comportamento.
Inoltre, seguendo questo modello, i mediatori socio-culturali vengono preparati a condurre interventi, su persone della stessa etnia, mirati ad approfondire quattro fondamentali aspetti della prevenzione:
- riconoscere il rischio
- insegnare il cambiamento
- acquisire capacità/abilità nel controllo del proprio comportamento
- identificare l'ambulatorio come punto di riferimento.
Infine, un aspetto importante della prevenzione è quello di misurare gli effetti prodotti. Nel campo dell'AIDS e delle MST è quindi necessario verificare, al termine dell'intervento educativo, il grado di conoscenza del paziente nonché lo sviluppo di capacità e di attitudini finalizzate ad evitare un possibile contagio.
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