immigrazione e salute
La struttura del progetto


La struttura del progetto
Obiettivo.
Valutare l'efficacia degli interventi di educazione sanitaria per la prevenzione dell'infezione HIV e/o di malattie a trasmissione sessuale, in una popolazione ritenuta ad elevato rischio di esposizione.
Popolazione in studio.
Vengono arruolati nello studio soggetti adulti, immigrati dall'Africa sub-Sahariana (in particolare dalla Nigeria), che si presentano presso l'ambulatorio immigrati Divisione "B" dell'Ospedale Amedeo di Savoia, in quanto affetti da HIV e/o altre malattie sessualmente trasmesse, oppure a rischio di diventarlo.
Modalità operative.
Al fine di favorire la comprensione dialogica tra soggetto immigrato e operatore sanitario, la metodologia di intervento utilizzata si è basata su 3 elementi fondamentali: la costituzione di un gruppo multidisciplinare opportunamente preparato, il counselling, la formazione degli operatori.

  • Costituzione del gruppo
    Gli interventi di prevenzione vengono svolti da un gruppo multidisciplinare che prevede medici (infettivologi e psichiatri), infermieri e mediatori socio-culturali esponenti dei gruppi etnici più rappresentati nella città.
    All'interno del gruppo le attività vengono suddivise nel seguente modo:

    Infettivologo: effettua una accurata anamnesi individuale e compila una cartella clinica appositamente predisposta che contiene, oltre ai dati clinici (esami di laboratorio e strumentali, diagnosi, terapia, follow-up), quelli socio-demografici, quelli relativi alla storia migratoria del paziente, i fattori di rischio e le caratteristiche psico-sociali che possono interferire con gli interventi di prevenzione.
    Di ogni paziente si valuta, mediante apposito form, il grado di conoscenza su infezione HIV/MST e si attribuisce a ciascuno uno specifico punteggio. Sulla base della valutazione dei dati raccolti, il medico sviluppa una ipotesi di intervento preventivo, organizza le attività del gruppo e consegna al mediatore una check-list contenente gli argomenti che devono essere ulteriormente approfonditi attraverso attività di informazione/formazione e/o di counselling.

    Infermiere: tra le attività ricoperte dal personale infermieristico, grande importanza assumono le funzioni di interfaccia tra paziente, medico e istituzioni sanitarie. Particolare attenzione dovrà infatti essere data, nel rapporto utente immigrato/infermiere, al processo comunicativo, soprattutto nella prima fase che è quella dell'accoglimento. Poiché l'incontro tra operatore sanitario e utente straniero prevede, inevitabilmente, il confronto fra due universi culturali differenti, è necessario che l'infermiere comprenda i valori e gli stili di vita espressi dal malato e prenda atto della sua specificità culturale nei confronti della salute e della malattia. L'infermiere si pone come figura educativa all'uso dei servizi sanitari e stabilisce con l'utente immigrato il percorso da seguire, le persone a cui fare riferimento e i tempi da rispettare per giungere alla risoluzione del problema di salute e facilitare l'accessibilità al servizio. La competenza professionale dell'operatore sanitario deve adeguarsi ai bisogni relazionali dell'utente. In questo senso il nursing transculturale rappresenta, attualmente, una importante sintesi di saperi differenti, estrapolati dall'antropologia e dal nursing, che ha condotto allo sviluppo di conoscenze e teorie fondamentali per il miglioramento dell'assistenza.

    Mediatore socio-culturale: questa figura costituisce elemento qualificante e spesso determinante per il gruppo, in quanto si fa interprete dei bisogni, dei valori, dei comportamenti dell'utente, e traduce non solo il significato letterale delle parole ma, soprattutto, quello dei simboli (livello pre-linguistico, linguistico e culturale). Dopo adeguata formazione, il mediatore, si attiva all'interno del gruppo per:

    • trasferire all'utente straniero, i concetti legati all'epidemiologia dell'HIV /MST;
    • responsabilizzare il paziente sulle situazioni ritenute a rischio;
    • potenziare, nell'utente, le capacità di modificare il comportamento.

    Il mediatore assume, pertanto, la funzione di counsellor, ossia di agente in grado di facilitare la relazione di aiuto e di comprendere ed accettare l'altra persona per quello che è.
    In ambito preventivo il mediatore deve fornire informazioni accurate, esaustive e facilmente comprensibili, utilizzando lo stesso linguaggio e adattando il suo stile di comunicazione a quello dell'utente che ha di fronte.
    Attraverso il counselling il mediatore socio-culturale agisce su due livelli:

    1. su persone non ancora infette, che devono evitare il contagio da HIV (prevenzione primaria);
    2. su persone che hanno già contratto l'infezione e devono evitare di trasmetterla ad altri (prevenzione secondaria).

    Psichiatra:
    oltre ad intervenire direttamente nella formazione dei componenti del gruppo, questa figura svolge la funzione di supporto psicologico sia nei confronti dell'utente che degli operatori sanitari. Attraverso tecniche di supporto psico-emotivo potenzia le risorse personali sollecitandone i punti di forza in modo tale da poter affrontare e risolvere i problemi che si presentano. Data la molteplicità di situazioni stressanti che affliggono le persone direttamente o indirettamente coinvolte nell'infezione HIV, il ruolo dello psichiatra è assolutamente necessario.

  • Il counselling
    Tra le misure raccomandate dalla letteratura internazionale per la prevenzione, l'assistenza, il supporto psicologico e sociale nei confronti delle persone con infezione HIV, il counselling occupa un posto molto importante.
    L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) lo definisce come un'interazione, svolta in ambito terapeutico, per aiutare la persona ad accettare lo stress dell'infezione.
    L'intervento di counselling trova la propria origine nella promozione della salute, nella riduzione del rischio di trasmissione dell'infezione e nella divulgazione di informazioni. (Fig. 8.8)

    Fig. 8.8 - Obiettivi educativi del counselling sanitario
    Obiettivi generali Obiettivi complessivi maggiori
    Il paziente deve essere in grado di decidere e attuare comportamenti idonei a prevenire malattie, disturbi psichici, deficit di sviluppo e rendimento. Evitare comportamenti a rischio
    Sviluppare e utilizzare le risorse bio-psicologiche
    Accedere ai programmi di screening e di diagnosi precoce
    Attuare pratiche di profilassi
    Il paziente deve essere in grado di decidere e attuare comportamenti idonei a fronteggiare malattie, disturbi psichici, deficit di sviluppo e rendimento. Sviluppare e utilizzare le risorse bio-psicologiche
    Ridurre l'ansia Accettare e saper vivere il ruolo di malato in ogni fase
    Collaborare al trattamento
    Autogestire l'autogestibile
    Evitare ripercussioni sugli altri e restare inserito nella società

    Fonte: Istituto Superiore di Sanità - Rapporti ISTISAN (modificato)

    L'efficacia dell'intervento di counselling è determinata dall'abilità del counsellor e da alcuni strumenti che favoriscono l'instaurarsi di un rapporto di fiducia (Fig. 8.9).
    L'inizio del rapporto deve avvalersi di elementi che facilitino il colloquio, l'intimità e la comunicazione. In questo ambito si colloca il concetto di "setting" che individua aspetti spazio-temporali utili da prendere in considerazione.
    Idealmente il counselling deve essere svolto in uno spazio neutrale per il cliente, in un luogo privo di distrazioni, affinchè ambedue i soggetti della relazione non distolgano l'attenzione da ciò che stanno facendo.
    Il setting riguarda anche i tempi in cui il counselling si svolge. I tempi medi consigliati variano tra i 30 e i 60 minuti. Le informazioni inerenti la durata devono essere comunicate al cliente all'inizio dell'intervento.
    Il setting rappresenta, quindi, la cornice all'interno della quale si svolge il lavoro. Quest'ultimo inizia con la fase di ascolto che deve essere ottimizzata e che riveste un'importanza fondamentale per la realizzazione dell'intero processo.

    Fig. 8.9 Modello analitico delle funzioni del counselling
    Fasi funzionali centrate su:
    Preparazione Self assessment
    Setting
    Incontro -Accoglienza Disporsi
    Creare sintonia
    Esplorazione Esporsi
    Comprendersi
    Educazione Informazioni
    Personalizzazione dei significati, dei problemi, degli obiettivi, dei comportamenti
    Attuazione Azione per il cambiamento: piano, avvio, controllo, mantenimento
    Valutazione e follow up Verifica dei risultati: mantenimento, sviluppi, progressi, continuità della relazione di aiuto

    Fonte: Istituto Superiore di Sanità - Rapporti ISTISAN (modificato)

    Traendo spunto da queste indicazioni si utilizzano, nei confronti dei pazienti immigrati dell'ambulatorio, due modelli di counselling sulla riduzione del rischio.
    Il primo, standardizzato della durata di 15-20 minuti, corrisponde a quello eseguito su tutti i soggetti a rischio di MST/HIV.
    Il secondo, più complesso, utilizza una metodologia derivata dal modello messo a punto per la riduzione del rischio di infezione HIV/AIDS (ARRM AIDS Risk - Reduction Model), mirata a potenziare l'approccio cognitivo comportamentale.
    Gli interventi sul singolo paziente, condotti da una mediatrice culturale della stessa etnia opportunamente preparata, sono articolati in tre sessioni di circa 2 ore ciascuna ed effettuati a distanza di una settimana l'una dall'altra. Per creare un rapporto di fiducia e vincere la diffidenza del paziente, il mediatore socio-culturale stimola il racconto mediante un' intervista non formale che permette di approfondire conoscenze e attitudini del soggetto. Gli argomenti trattati riguardano:

    • gli aspetti generali (culturali e scientifici) su malattie trasmissibili;
    • le principali malattie trasmissibili (epatiti, AIDS, MST)
    • la prevenzione del rischio
    • l'efficacia nella prevenzione di comportamenti a rischio
    • la creazione di una rete di supporto.

    Il risultato finale è perseguibile attraverso stadi successivi che conducono il paziente a:

    1. individuare e valutare il comportamento a rischio
    2. modificare i fattori psico-sociali responsabili dei comportamenti a rischio;
    3. sviluppare proprie capacità decisionali e di comunicazione con il partner.

    Il raggiungimento del risultato viene valutato dall'equipe socio-assistenziale mediante follow up del paziente a 1 - 3 - 6 mesi.

  • La formazione
    Il processo di formazione degli operatori si realizza principalmente mediante la tecnica della "esperienza sul campo", cioè nell'ambiente di lavoro e con pazienti veri, propria del training tutoriale.
    Attraverso la pratica professionale si sviluppa il cosiddetto "learning on the job e by the job" che consente all'operatore di autovalutarsi e autocorreggersi migliorando di conseguenza il proprio agire professionale.
    Per gli interventi formativi sugli educatori si è tenuto conto delle numerose esperienze riferite dalla letteratura, adeguate alle differenti situazioni a rischio.
    In generale, oltre ai concetti relativi all'aspetto clinico-epidemiologico dell'infezione HIV, è necessario formare gli operatori alla multiculturalità dell'utenza.
    Il personale sanitario deve imparare a comunicare con l'altro indipendentemente dalle diversità linguistiche, culturali e religiose.
    L'educazione all'antropologia sociale e sanitaria e alle tecniche transculturali permette di adottare forme e modalità idonee a favorire lo scambio tra mondi culturali diversi e di accettare l'alterità.
    Nell'ambito di questo progetto l'acquisizione, da parte del gruppo, di specifiche competenze in tema di formazione permanente, il controllo periodico dei risultati ottenuti, il perfezionamento delle tecniche necessarie a trasmettere al paziente gli strumenti di prevenzione, può rappresentare una nuova strada per "ridisegnare" il ruolo degli operatori sanitari e raggiungere l'obiettivo della comunicazione transculturale all'interno di un servizio sanitario pubblico.




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