immigrazione e salute
L'approccio transculturale


L'identità culturale
Il migrante sperimenta il conflitto tra la necessità di confondersi con gli altri per non sentirsi emarginato e il desiderio di distinguersi per continuare a sentirsi se stesso.
C'è chi per superare il disagio cerca di rifugiarsi nella propria storia e nelle proprie radici riproponendo le tradizioni culturali e ancorandosi al passato nel tentativo di recuperare la propria identità culturale (identità esibita).
Viceversa, c'è chi assume completamente la cultura del paese che lo ospita rinnegando e rimuovendo la propria cultura d'origine (identità negata).
Infine, c'è chi cerca di costruire una nuova cultura ponendosi in una posizione di mediazione che tenga conto sia della propria esperienza sia della nuova cultura del paese d'accoglienza. Questa esperienza è quella che Todorov chiama Transculturazione, ossia l'acquisizione di un nuovo codice senza la perdita del precedente. Da questa derivano anche l'atteggiamento di curiosità e di tolleranza per il diverso che sono essenziali per garantire il processo di integrazione progressiva tra le diversità, in modo tale che a ciascuno sia garantita la possibilità di autonomia e di scelta dell'appartenenza.
Le società multietniche e multiculturali rappresentano i nuovi scenari al cui interno devono formarsi e interagire tra di loro le differenti identità personali e di gruppo. Personalità completamente differenti dovranno orientarsi tra molteplici valori, a volte contrastanti, e dovranno individuare nuove strategie che conducano all'integrazione superando ostacoli e frammentazioni.

L'approccio transculturale
Il fenomeno migratorio mette in crisi la società italiana in quanto, nonostante la carta costituzionale e le successive leggi sull'immigrazione si basino sul riconoscimento dell'uguaglianza di tutti gli uomini indipendentemente dalla razza, dalla religione, dalla lingua, non riesce poi a rispettarne i principi e il pluriculturalismo e la multietnicità rimangono ancora nodi irrisolti.
Il problema principale è intrinseco nell'atteggiamento di chiusura e di non accettazione dell'altro; atteggiamento alimentato da pregiudizi e da stereotipi negativi che scaturisce dall'incontro di culture differenti e che provoca sentimenti di paura, di discriminazione e di razzismo.
L'approccio transculturale, che si sta recentemente delineando, poggia le sue basi su una nuova lettura dei fenomeni culturali, contestando l'importanza che viene ancora riconosciuta agli aspetti biologici ed etnici dell'identità culturale.
Secondo questo approccio non è più corretto parlare di un "tipo di cultura" unitaria e autoctona; non esistono più "culture isolabili", ma esistono differenti forme di vita trasversali, in continua evoluzione ed impregnate di elementi nuovi.
Le nuove forme culturali che stanno emergendo hanno già precise caratteristiche multietniche e si contrappongono a quelle tradizionali.
Esiste un quadro concettuale di riferimento a cui è necessario rifarsi e che consiste nel rispettare le diversità e nell'integrarle in un'unità che non le annulli. Transculturale è quindi l'impegno teso ad evitare sia l'omologazione che la separatezza, è lo sforzo di proporre un progetto educativo e valoriale di carattere sovranazionale senza tuttavia rinnegare le singole culture. E' un processo che si muove verso l'universale, rispettando la specificità di ogni singolo individuo.
Il mezzo per raggiungere l'umanizzazione delle culture è rappresentato dal dialogo, attraverso esso si può educare alla alterità e alla solidarietà, si può accompagnare l'uomo al superamento del proprio individualismo per riconoscersi come membro di una comunità più ampia che è al di sopra delle razze, delle culture, delle fedi religiose e delle convinzioni politiche.
Ma l'impegno educativo transculturale deve avvalersi di competenze e abilità di ordine sociale, culturale e politico. In particolare i soggetti impegnati in questo sforzo educativo dovranno sviluppare capacità di:

  • empatia: ossia la capacità di capire, sentire e condividere i pensieri e le emozioni di un altro in una determinata situazione;
  • exotopia: distanziamento culturale che permette di accettare le diversità dell'altro;
  • decentramento culturale: ossia la possibilità di riflettere sui propri pregiudizi, stereotipi (condizionamenti culturali);
  • gestione dei conflitti: per essere in grado di controllare lo stress determinato dall'incontro di diversità;
  • plurilinguismo: necessario all'arricchimento dialogico-comunicativo;
  • multiprospettività: ossia la capacità di leggere "oltre" la nostra tradizione;
  • comunicazione interculturale: per facilitare la relazione tra soggetti appartenenti a culture diverse.
Si tratta di "trasformare tutto il lavoro sociale (clinico, socio-educativo, assistenziale, scolastico ecc.) da intervento tecnico di applicazione di regole a forma di mediazione interculturale, intesa come attività che promuove spazi di parola, di riflessione e di incontro in modo che chi opera nelle molteplici professioni d'aiuto sia consapevole di svolgere un "mestiere a rischio etico", di essere un interprete attivo e responsabile dei bisogni emergenti, precursore e partecipe di nuove linee di intervento e di azioni propositive."




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