L'ultimo decennio ha rappresentato per le migrazioni internazionali un periodo di intensa crescita e di forte espansione.
La percezione che la nostra società stia diventando strutturalmente multiculturale e la recente nascita di studi sulla comunicazione interculturale sono rappresentative dei problemi e delle attese del nostro tempo.
L'incontro di soggetti di etnie e culture così diverse ha colto tutti impreparati ed è spesso sfociato in forme di discriminazione e di razzismo individuale, culturale ed istituzionale.
In questa complessa dinamica della globalizzazione non è più sufficiente la considerazione del comportamento dell'altro come straniero, ma è necessario implementare strategie relazionali efficaci, che richiedono precise scelte etiche e politiche e, soprattutto, faticosi processi di "trasformazione collettiva".
La migrazione è di norma considerata un evento stressante. Poiché non vi è mutamento geografico senza mutamento sociale e culturale (Claval), i cambiamenti nello stile di vita a cui sono esposti gli immigrati, possono aumentare la possibilità di sviluppare una malattia.
Attraverso l'analisi dell'interrelazione tra malattia, medicina e ambiente in rapporto alla ripartizione dei servizi sanitari territoriali si è cercato di offrire degli spunti di riflessione sul concetto olistico di salute ritenuto fondamentale in geografia umana.
Il punto centrale di questa disciplina è rappresentato dall'uomo e dalla relazione che quest'ultimo sviluppa con l'ambiente circostante. La prospettiva non è solo di tipo biomedico ma anche sociale, culturale e comportamentale. L'approccio olistico, quindi, pone l'individuo al centro del processo di assistenza sanitaria. In questo senso l'uomo non viene più inteso come entità isolata ma, piuttosto, come un organismo in continua interazione con l'ambiente fisico e sociale.
La metodologia di intervento transculturale adottata dal personale sanitario dell'ambulatorio per immigrati Divisione "B" dell'Ospedale Amedeo di Savoia rappresenta, un aspetto sicuramente innovativo di applicazione reale di questo concetto.
La tolleranza, il rispetto e l'integrazione delle diverse espressioni culturali e religiose diventano modalità indispensabili per entrare in relazione e per realizzare la partecipazione ed il coinvolgimento degli utenti stranieri.
La formazione del gruppo e l'inserimento di mediatori socio-culturali appartenenti ai vari gruppi etnici ha contribuito a migliorare l'accessibilità al servizio ed il rapporto con gli operatori sanitari ritenuti elementi fondamentali per lo sviluppo ed il successo di un programma di prevenzione.
In particolare, per quanto riguarda le norme preventive, si sono osservati risultati estremamente favorevoli sia dal punto di vista conoscitivo che da quello comportamentale.
Questi risultati, se supportati da una valutazione statistica più estesa (periodo minimo di valutazione 1 anno), possono costituire la base per una diffusione su vasta scala dell'approccio olistico transculturale.
Da questo punto di vista, l'agevole esportabilità del modello (costituzione del gruppo, formazione specifica, mediatore socioculturale) e il suo basso costo aggiuntivo rispetto all'approccio tradizionale sembrano costituire fattori particolarmente interessanti e favorevoli alla diffusione.
Un ulteriore elemento da non sottovalutare è costituito dal fatto che l'ambulatorio per immigrati è stato individuato come punto di riferimento dalla quasi totalità di pazienti che hanno aderito al programma, i quali sembrano aver apprezzato la capacità degli operatori di fornire un concreto supporto sociale.
Gli incoraggianti risultati ottenuti fanno ritenere che una più ampia distribuzione su tutto il territorio di strutture adeguate dal punto di vista quali-quantitativo facilita notevolmente l'accesso ai servizi.
Sicuramente si può affermare che un corretto approccio ai problemi sanitari degli immigrati a fronte di un modesto impiego di risorse iniziale, può rivelarsi un investimento vantaggioso soprattutto in termini di salute pubblica e di contenimento delle epidemie.
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