immigrazione e salute
Cittadini stranieri ed assistenza sanitaria


Il bisogno di salute degli immigrati
Per identificare il bisogno di salute del cittadino straniero immigrato è necessario ricorrere ad una definizione ampia del problema salute che comprenda non solo le condizioni patologiche e di disabilità, ma anche le caratteristiche di eventi e di persone che possono influire e modificare l'insorgenza e l'evoluzione della malattia stessa.
Nel tentare di tracciare il profilo epidemiologico dell'immigrato possiamo distinguere, in maniera approssimativa, tre fasi.

  1. relativa al periodo immediatamente successivo alla migrazione, in cui prevalgono problemi di salute acuti causati, generalmente, dalla necessità di adattamento e dalle gravi condizioni di disagio ambientale in cui l'immigrato viene a trovarsi
  2. rappresentata dall'assestamento del soggetto straniero nella comunità ospite. E' la fase in cui prevalgono i problemi di adattamento reciproco (dei sistemi sanitari e degli stranieri) ed in cui si consolidano le differenze di salute determinate da fattori sociali ed ambientali
  3. è il profilo epidemiologico caratteristico delle società miste, in cui non si distinguono più le differenze sociali e di razza
Diversi studi hanno poi dimostrato che la provenienza, la motivazione del progetto migratorio, la destinazione geografica e la situazione lavorativa influiscono in maniera consistente sul profilo epidemiologico.
Ad esempio, nel caso della migrazione volontaria, le persone che decidono di lasciare il paese sono coloro che giudicano soddisfacente il proprio stato di salute e, quindi, adeguato ad affrontare tutti i rischi che il processo migratorio comporta (effetto migrante sano). Nel caso, invece, dei ricongiungimenti familiari questa sorta di autoselezione non è più valida, possono infatti migrare anche persone con uno scadente stato di salute. Tendenzialmente, in questo caso, il profilo epidemiologico rimane uguale a quello del paese di origine.
Infine, nei casi di "migrazione forzata" tipica dei rifugiati, il profilo epidemiologico può presentarsi molto deteriorato e rappresentativo delle condizioni di sofferenza e di violenza subite.
I fattori di rischio che principalmente influiscono sullo stato di salute del cittadino straniero sono ravvisabili in:
mancanza di lavoro e quindi di reddito
occupazione in attività lavorative pericolose e non tutelate
degrado abitativo (promiscuità, coabitazioni forzate, senza fissa dimora)
clima differente
ricorso ad abitudini voluttuarie (alcool, fumo, droga)
rischio di devianza (microcriminalità)
difficoltoso accesso ai servizi sanitari
abitudini alimentari diverse (con compromissione dello status nutrizionale)
Si evidenziano così quelle che sono definite le malattie da degrado. Queste manifestazioni, che vanno dalle patologie da raffreddamento continue a forme dermatologiche generalmente prive di causa organica, sono molto spesso drammaticamente autodistruttive ed esprimono ansia, angoscia, frustrazione e aggressività.
Inoltre è possibile individuare altre forme patologiche quali la tubercolosi, la scabbia, la pediculosi, ed alcune affezioni fungine, tipiche di uno stato di estrema emarginazione e di povertà.
Una chiave di classificazione molto affermata suddivide i problemi di salute del soggetto immigrato in:
  • Problemi di importazione: si tratta della predisposizione di questi individui ad alcune patologie ad alta prevalenza nel paese di origine come ad esempio l'anemia falciforme, la talassemia o la carenza di vitamina D.

    Si tratta, normalmente, di patologie presenti in forma asintomatica al momento della migrazione che, come tali, non hanno costituito motivo di autoselezione. In questo gruppo dei problemi di importazione rientrano anche le situazioni patologiche che derivano da fattori di rischio a cui il soggetto si espone a volte anche non volontariamente. Si tratta, soprattutto, delle intossicazioni da piombo provocate dall'uso di particolari cosmetici nelle donne indiane o, ancora più frequentemente, di mutilazioni sessuali derivanti da pratiche tipiche di alcune culture africane (infibulazione). Altre patologie di importazione sono quelle legate a specifici fattori di rischio endemici nel paese di origine come ad esempio la tubercolosi, la malaria o alcune parassitosi intestinali. In questo caso l'attributo "d'importazione" non è specifico dell'immigrato in quanto queste patologie possono anche essere importate da turisti di ritorno da quei paesi.

  • Problemi di adattamento: in questa categoria vengono raggruppate tutte quelle patologie che contribuiscono a definire la psicopatologia dell'immigrato. Lo stress provocato dall'evento migratorio, il dolore della separazione, la sensazione di solitudine, la paura dell'ignoto costituiscono i principali fattori di rischio di queste patologie da adattamento. Lo straniero immigrato può, quindi, manifestare il proprio disagio attraverso la scala di intensità della sofferenza mentale, che va da forme di inibizione temporanea all'azione fino a veri e propri scompensi psicotici. La definizione e la quantificazione di questi problemi di salute sono piuttosto difficoltose. Solitamente la prevalenza dei problemi di salute mentale si ricava dalla frequenza del ricorso all'assistenza negli ambulatori e nei reparti di ricovero.
  • Problemi di acquisizione: si riferiscono a tutte quelle patologie a cui il soggetto immigrato può essere esposto nel paese ospite. Non si tratta di malattie specifiche dello straniero, ma di problemi sanitari determinati da condizioni di povertà, di discriminazione e di emarginazione, e come tali possono colpire sia gli stranieri che gli autoctoni.
Tra le situazioni di disagio che lo straniero vive quotidianamente, la ricerca di una casa rappresenta l'emergenza prioritaria. Le soluzioni abitative a disposizione dell'immigrato sono, nella maggior parte dei casi, condizioni di convivenza che influiscono sullo stato di salute. Le opportunità più frequenti sono rappresentate da:
  • domicilio presso il datore di lavoro o all'interno di istituzioni che incidono principalmente sullo stato di salute psicologico, in quanto impediscono i ricongiungimenti familiari con gravi conseguenze per le esigenze di adattamento nella nuova struttura sociale;
  • occupazione di case abusive o non abitabili che costringe a condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene, che facilitano l'insorgenza e la trasmissione di malattie contagiose;
  • stanze in sub-affitto, che associano alle situazioni di sovraffollamento anche gli elevati costi di mantenimento;
  • dormitori pubblici che rappresentano una opportunità estremamente transitoria, utile solo per la notte, che non permette la custodia delle proprie cose e reprime la possibilità di instaurare una rete di relazioni umane;
  • centri di accoglienza che danno più sicurezza rispetto alla soluzione precedente, ma che costituiscono, anch'essi, una opportunità provvisoria con rigide regole di convivenza.
  • Infine, le soluzioni più praticate, soprattutto nell'area dell'immigrazione clandestina, sono quelle del ricovero in vagoni ferroviari, o in automobili che espongono a condizioni di assoluto disagio fisico, psicologico e di rischio per la sicurezza personale.

Per soddisfare il bisogno di salute del cittadino straniero occorre definire una medicina attenta alle diversità, preparata dal punto di vista culturale e antropologico e sensibile non solo all'espressione nosologica ma, soprattutto, al modo di porre la richiesta di salute.
Si parla quindi di MEDICINA TRANSCULTURALE che deve necessariamente divenire il substrato comune a tutti coloro che si occupano di salute degli stranieri. La tolleranza, il rispetto delle diversità culturali e religiose sono, senza dubbio, le modalità fondamentali per favorire l'accoglimento dello straniero.




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