MCAU - Ospedale"R.Guzzardi" di Vittoria

ZANZARA TIGRE


Linee guida per la sorveglianza e il controllo della "zanzara Tigre" Aedes albopictus
* Linee guida a cura di: R. Romi, M. Di Luca, F. Severini, L. Toma -ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA'-

Importanza sanitaria
L' introduzione della zanzara tigre in Italia e nel bacino del Mediterraneo costituisce un nuovo problema sanitario, sia come potenziale vettore di patogeni, sia come ectoparassita. Ae. albopictus è un efficiente vettore di arbovirus: è stata dimostrata la sua competenza a trasmettere 23 arbovirus. Nel continente di origine è vettore del virus della dengue e certamente gioca un ruolo anche nella trasmissione di quello dell'encefalite giapponese. Alle nostre latitudini potrebbe inserirsi nel ciclo di trasmissione di almeno 7 arbovirus trasmessi da zanzare, di cui è stata riportata attività nel bacino del Mediterraneo. La competenza di Ae. albopictus a trasmettere alcuni arbovirus (SIN, CHIK, WN e RFV) è stata dimostrata sperimentalmente. In Italia il rischio che la zanzara tigre possa trasmettere arbovirus è attualmente solo teorico; non si può comunque del tutto escludere un evento accidentale legato alla temporanea importazione di serbatoi di infezione. 
Ma è soprattutto l'attività ectoparassitaria di Ae. albopictus la causa dei maggiori problemi in Italia. L'intensità degli attacchi è spesso tale da costringere le vittime ad abbandonare attività condotte all'aperto per rifugiarsi al coperto. La reazione alle punture è costituita da pomfi dolorosi, sovente edematosi o emorragici. L’elevato numero di punture contemporanee che si riceve nell’unità di tempo, principalmente concentrate sugli arti inferiori, può essere origine di risposte allergiche localizzate, soprattutto in persone particolarmente sensibili. Questi effetti sono particolarmente visibili su bambini e anziani e spesso richiedono un intervento medico.

Modalità di diffusione
Poiché la diffusione di Ae. albopictus nel nostro paese è sostanzialmente legata al trasporto passivo di uova contenute all'interno di copertoni usati, le colonie dell'insetto originano come norma da pochi individui. Durante la prima fase dell'infestazione i focolai larvali sono limitati ai copertoni od a contenitori di varia natura, e poiché la densità delle alate non è ancora elevata, l'infestazione può passare inosservata. Durante le fasi successive queste popolazioni si diffondono attraverso il volo degli adulti ad aree limitrofe, seguendo principalmente la direzione dei venti dominanti: è stato stimato che la capacità di spostamento attivo degli adulti è di 2-2,5 km per anno. Una volta che la densità della popolazione è cresciuta di numero, la colonizzazione comincia ad interessare i tombini del sistema di raccolta delle acque di superficie, che divengono i principali focolai larvali della specie. A questo punto la densità della popolazione è tale da far sì che il fastidio arrecato renda palese l'infestazione. Infine anche il trasporto passivo di adulti può contribuire ad una dispersione ad ampio raggio della specie.

Le uova
L'eccezionale capacità diffusiva di Aedes albopictus è dovuta principalmente al trasporto passivo delle uova. Queste, come le altre uova del genere Aedes, sono dotate di una struttura particolare che permette loro di resistere al disseccamento e al freddo, e quindi di ritardare la schiusura anche di parecchi mesi. Le uova di Ae. albopictus hanno bisogno di essere sommerse dall'acqua per schiudersi, ma la schiusura delle uova è influenzata da parecchi fattori climatici quali la durata del fotoperiodo (ore di luce nell’arco del giorno) e la temperatura, e da fattori fisico-chimici. Durante il periodo estivo, quello più favorevole allo sviluppo, le uova deposte si schiudono generalmente appena sommerse dall'acqua, mentre quelle deposte dalle femmine dell'ultima generazione stagionale, sono in grado di ibernare attraverso una diapausa embrionale indotta dal breve fotoperiodo, superando così i mesi freddi caratteristici delle nostre latitudini. Le uova vengono deposte dalle femmine in ambiente umido, di solito subito al disopra del livello dell'acqua, facendole aderire alla parete di un contenitore o alla vegetazione presente. 

Il ciclo biologico di Ae. albopictus è simile a quello delle zanzare italiane appartenenti allo stesso genere. La larva è acquatica. Le uova, deposte poco sopra la superficie dell'acqua, schiudono quando vengono nuovamente sommerse. Da queste si sviluppano larve che, attraverso 4 stadi di crescita separati da altrettante mute, raggiungono lo stadio di pupa. La zanzara adulta sfarfalla dopo circa 48 ore, abbandonando la spoglia (esuvia) nell'acqua. Alle nostre latitudini l'intero ciclo di sviluppo può durare da 10 giorni a più settimane, a seconda della temperatura. Circa 48 ore dopo lo sfarfallamento maschi e femmine sono in grado di accoppiarsi. Subito dopo, la femmina può effettuare il suo primo pasto di sangue, necessario per maturare le uova, mentre il maschio, esaurita la propria funzione riproduttiva, sopravviverà solo pochi giorni. La durata del ciclo gonotrofico, ovvero l'intervallo tra il pasto di sangue e la deposizione delle uova, varia tra 3 e 5 giorni. Ogni femmina può arrivare a deporre oltre 100 uova dopo un singolo pasto di sangue, ma in genere ne depone solo alcune decine (in media tra 40 e 80). Una femmina adulta può vivere in laboratorio, a condizioni ottimali di temperatura ed umidità, per 4-6 settimane. La reale longevità degli adulti in natura viene però stimata in tempi mediamente molto più ridotti, probabilmente tra 2 e 3 settimane. L'attività di puntura è prevalentemente diurna. Il picco di attività può variare a seconda dell'habitat, ma in generale si concentra verso la tarda mattinata. Ae. albopictus non si sposta in genere più di poche centinaia di metri dal focolaio larvale ma, in favore di vento, è in grado di effettuare più ampi spostamenti. Può peraltro spostarsi con rapidità a distanze considerevoli grazie a fenomeni di trasporto passivo, ad esempio entrando accidentalmente nelle automobili. Punge soprattutto all'aperto, ma quando l'infestazione è molto elevata non è raro rinvenire adulti anche all'interno delle abitazioni. Predilige i mammiferi, ma può nutrirsi su uccelli ed altri animali se i primi non sono disponibili, mostrando comunque un elevato grado di antropofilia. Usualmente vola a pochi centimetri dal suolo pungendo tra anche e caviglie. I luoghi di riposo degli adulti sono tra la vegetazione (siepi, erba alta, cespugli), dove le femmine digeriscono i pasti di sangue.

Interventi di controllo con insetticidi

Trattamenti adulticidi 

Infestazioni particolarmente pesanti, con elevata densità di adulti, localizzate in aree circoscritte (ad es. cimiteri, giardini di scuole, quartieri con ampi pazi verdi, ecc.) possono richiedere un intervento che riduca drasticamente e rapidamente la densità della zanzara. Interventi cosiddetti "perifocali", cioè il più possibile circoscritti all'area interessata, possono essere effettuati ricorrendo all'impiego di prodotti da nebulizzare nell'ambiente e sulla vegetazione. Quando le operazioni di controllo antilarvale non siano state ben condotte e parte della popolazione non abbia ancora adottato i corretti comportamenti per la riduzione dei focolai, può essere necessario dover intervenire anche su aree molto estese (interi quartieri). Questo richiede l’accorta programmazione degli interventi che saranno effettuati durante la notte o durante le prime ore del mattino. Per gli interventi adulticidi risulta particolarmente adatto l'impiego di piretroidi di sintesi, in particolare di quelli dotati di rapido potere abbattente, mentre scarsa importanza ricopre, in questo caso, la persistenza d'azione. Tenendo presente che Ae. albopictus generalmente vola e riposa a quote non elevate (1-2 metri dal suolo), gli interventi possono essere effettuati anche con piccole apparecchiature portatili in grado di trattare la vegetazione dove la zanzara riposa, fino ad una fascia di sicurezza di 3-4 metri. Va infine ricordato che l'intervento adulticida generalmente è tanto più efficace quanto più piccole sono le particelle emesse dagli apparecchi, ma che anche la "deriva" delle particelle (cioè lo spostamento causato anche da lievi correnti d'aria) aumenta con la diminuzione della loro taglia.

Trattamenti larvicidi

I principi attivi da impiegare sono fondamentalmente esteri fosforici a bassa tossicità per i vertebrati, dotati di una attività residua di circa due settimane (temephos, chlorpyrifos, ecc.), attivi contro le larve di zanzara a concentrazioni di poche parti per milione. Sono disponibili sul mercato anche insetticidi cosiddetti "biologici", perché contenenti una tossina batterica (prodotta dal Bacillus thuringiensis israelensis) particolarmente attiva e selettiva verso le forme larvali delle zanzare. Questi prodotti, pur essendo efficacissimi nei confronti di Ae. albopictus e dotati di scarsa o nulla tossicità ambientale, presentano però problemi operativi legati all’assenza di attività residua, cosa che impone trattamenti con cadenza quasi settimanale.
Le operazioni di controllo antilarvale devono interessare la rete di tombini per la raccolta delle acque chiare siti nelle aree infestate, e vanno condotte per un periodo di circa 6 - 8 mesi ogni anno (orientativamente da aprile a tutto ottobre), seguendo un piano di lavoro che preveda il trattamento dei singoli focolai ad intervalli di 15 giorni. A seconda delle necessità operative locali, possono essere impiegati formulati liquidi (più economici e sicuri) o formulati in compresse (più pratici e pronti all'uso). I focolai siti in fondi privati possono essere trattati dagli stessi operatori inviati dal Comune, previo accordo con i proprietari, oppure si può concordare che questi ultimi provvedano personalmente ai trattamenti nelle proprietà, fornendo loro speciali confezioni di insetticidi biologici in formulazione granulare o di esteri fosforici in pastiglie, gratuitamente o a prezzo di costo.

 

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