Francesco Alfieri's "La Scherma" (1640)
Parte Seconda
Capitolo 11
Come resti ferito l'inimico, mentre di man dritto,
o di rivercio voglia ferire l'avversario nelle gambe
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Habbiamo gia dimostrato a longo nella prima parte, come la mano voltandola sin che ritorni al luogo donde su mossa forma una circonferenza rotonda nella quale vengano sempre ad essere le parti estreme pił lontanem e pero e intento nostro in questo disegno di chiarire colla esseti questa verissima proporzione, sopra di che si deve ancora osservare, che il parare con iscanzo di vita, e tirar ad un tempo e artifizio di grandissimo vatagigio, aggiognendo che e regola della arte, finger di taglio per ferir di taglio, e finger di punta per ferir di punta, imperoche quelli, she singono di taglio, e vogliono ferir di punta per la longhezza del tempo che ricerca questo moto pongano in gran rischio la lor vita.
La figura no ha bisogna di molte parole per esser dichiarata, il cavaliere 20. stado in terza puo in tre modi tirare il mandritto che si vede. Prima. Con fingere per di fuora, e non trovando obbedienza, voltare il colpo alla gamba.
Seconda con disordinare la spada nemica, e non arrivando di punta risolversi al taglio, o con haver finto di rivercio, e sciorre il mandritto.
Ma il cavaliere 21. col ritirare il piede, ed incuruare la vita, e disstendere il braccio in ciascuna delle sudettte maniere, vien a restar superiore, dando nel petto la botta franca, e potendo per la linea A, ferir di mandritto alla testa, per la linea B, di rivercio sopra il braccio della spada.
